C’è un filo sottile che collega la voce alla nostra storia e si dipana nel canto. Un racconto sonoro che raccoglie ricordi di luoghi, incontri, volti… Le canzoni che ci piacciono, quelle che ci dis-turbano, che ci emozionano (talvolta sino alla soglia della commozione) sono legate a un vissuto significativo, ad esperienze che in qualche modo ci hanno formato e fatto crescere. Quelle canzoni ci ricordano chi siamo, da dove veniamo e talvolta ci indicano la strada da percorrere!
Questo legame fra voce e racconto rappresenta per me un punto di contatto fondamentale fra due discipline cui sono debitore, che rappresentano anche due forme d’arte: la Scrittura Autobiografica e la Psicofonia. Talvolta una seduta psicofonetica assume i contorni di una storysinging, si trasforma in un viaggio fatto di parole e suoni, nei quali è possibile riconoscersi.
Ciascuno reagisce in modo diverso alla stessa proposta canora, a partire dalla propria capacità di ascolto, dalla sensibilità e capacità espressiva, dalla propria autobiografia. Eppure è come se nel gruppo cantante le storie e le vicende personali si trasformassero progressivamente in una nuova narrazione, inedita, fatta di voci che si intrecciano, di sguardi, di emozioni condivise, di nuovi significati… Questo è possibile quando c’è una disponibilità all’incontro con l’altro, una qualità di ascolto, una connessione autentica fra le persone che si riflette in un’armonia nel canto. Non ha a che fare con il “cantare bene”, bensì con l’originalità e la verità di ogni essere umano.

